Le istituzioni internazionali lavorano allo sprint finale di Monti

Oggi a Palazzo Chigi c’è Mario Monti, ma domani, dopo le elezioni, chissà. Per questo le principali organizzazioni internazionali, che con l’attuale governo hanno un feeling indiscusso, stanno facendo di tutto per facilitare lo sprint riformatore dell’esecutivo a pochi mesi dal voto. A cominciare da un dossier che Monti ha detto di ritenere centrale come la crescita e la riduzione dello “spread di produttività” con l’Europa. Oggi il premier italiano parteciperà assieme ai principali ministri dell’esecutivo a una conferenza sulle “Riforme strutturali in Italia”, parlando a fianco di José Angel Gurría, segretario generale dell’Ocse.
22 SET 12
Ultimo aggiornamento: 12:19 | 7 AGO 20
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Roma. Oggi a Palazzo Chigi c’è Mario Monti, ma domani, dopo le elezioni, chissà. Per questo le principali organizzazioni internazionali, che con l’attuale governo hanno un feeling indiscusso, stanno facendo di tutto per facilitare lo sprint riformatore dell’esecutivo a pochi mesi dal voto. A cominciare da un dossier che Monti ha detto di ritenere centrale come la crescita e la riduzione dello “spread di produttività” con l’Europa. Oggi il premier italiano parteciperà assieme ai principali ministri dell’esecutivo a una conferenza sulle “Riforme strutturali in Italia”, parlando a fianco di José Angel Gurría, segretario generale dell’Ocse. L’iniziativa non è di pura routine – fanno notare dall’organizzazione internazionale nella quale sono rappresentati i paesi industrializzati – e perfino la tempistica non sarebbe casuale. Infatti, dopo gli incontri bilaterali dell’esecutivo con sindacati e Confindustria, tenuti nelle prime due settimane di settembre, Monti ha dato un mese di tempo alle parti sociali per presentare un accordo che garantisca maggiore competitività all’apparato produttivo del paese. Una piena applicazione dell’intesa del 28 giugno 2011, che favorisce per esempio la contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale, sarà soltanto il punto da cui “partire”, ha precisato Fornero. Ma sindacati e industriali sono pronti ad andare oltre quell’accordo?
Nel dubbio, l’Ocse arriva proprio adesso a Roma con in mano uno studio decisamente “montiano” e che in queste ore sarà consegnato a Palazzo Chigi. “Mantenere il momentum per le riforme” è il titolo del primo capitolo del report che il Foglio ha letto in bozza. La crisi globale, sostiene l’Ocse, ha accentuato le debolezze strutturali del nostro paese. Ma adesso, con una posizione economica e fiscale più critica di quanto non ci si aspettasse qualche mese fa, l’Italia diventa “il caso decisivo sul quale saranno testate forza e debolezza dell’Unione monetaria europea”. L’Ocse non lesina riconoscimenti per il governo e in particolare per la sua riforma del lavoro, ma preme per una rapida implementazione dei molti disegni di legge approvati e un aumento della competitività del paese. Anche perché se il pil pro capite italiano è in calo dal 1995, la colpa è soprattutto di una produttività da ultimi in classifica in tutta l’area Ocse. E mentre in altri paesi del Mediterraneo la crisi ha spinto a una svolta positiva sulla produttività, cioè la quantità di lavoro necessario per produrre un’unità di un bene, in Italia la situazione è invece peggiorata. Questa tesi è stata sostenuta da Monti nei colloqui con i sindacati, ma ora l’organizzazione diretta da Gurría certifica il tutto anche con numeri e grafici. Il problema è che con una produttività in calo, perfino salari stabili generano un aumento reale del costo del lavoro che rende meno competitivi i nostri prodotti. Esattamente l’inverso di quanto accaduto in Germania nell’ultimo decennio, per esempio. Le soluzioni, oltre a quella di una diminuzione del cuneo fiscale (purché a bilancio invariato), sono due: o un taglio dei salari nominali deciso per decreto e dal centro, oppure un deciso rafforzamento della contrattazione a livello di singola impresa. La prima strada ha funzionato in alcuni paesi europei, spiega l’Ocse, ma la seconda strada – lascia intendere – è forse politicamente più praticabile. L’Ocse invita poi a proseguire sulla strada delle liberalizzazioni (con un deciso richiamo alla costituzione della finora solo annunciata Autorità per i trasporti), della riforma della Pubblica amministrazione, del sostegno a ricerca ed educazione. A differenza del governo Monti, però, Gurría non esclude ulteriori manovre correttive in caso di recessione più grave del previsto.
Ma non c’è solo l’Ocse a spalleggiare con enfasi lo sforzo riformatore di Monti. Il Wall Street Journal, ieri, descriveva l’approccio più flessibile sull’austerity di bilancio che l’Ue ha assunto in questi mesi, nel tentativo di non alienare del tutto il sostegno dell’opinione pubblica ai rispettivi governi. Due giorni fa Palazzo Chigi ha rivisto le stime su crescita e indebitamento: per il 2013 adesso si prevede un rapporto deficit/pil dell’1,6 per cento, e il pareggio ci sarà soltanto da un punto di vista “strutturale” (cioè tenendo conto del ciclo economico). Ma è difficile, soprattutto dopo le concessioni sull’austerity fatte a Spagna e Portogallo, che Bruxelles abbia da ridire sull’operato del governo Monti.